“Vincitori e Vinti” è il film scelto per spiegare in maniera non tecnica il diritto penale internazionale e nella specie i crimini contro l’umanità, trovate la trama sulla pagina FB dello studio legale a questo link.

In giurisprudenza la locuzione “crimini contro l’umanità” comprende le condotte criminali che hanno per oggetto violenze ed abusi contro popoli o minoranze di popoli, tali da ingenerare un sentimento di riprovazione tanto da essere percepiti come danni all’intera umanità.

Nel diritto internazionale, la prima volta che troviamo questa espressione è nel 1915, quando Francia, Gran Bretagna e Russia firmarono una dichiarazione di condanna del genocidio armeno commessi dalla Turchia.
Dopo la seconda guerra mondiale, la tematica dei diritti umani, anche grazie al ruolo centrale assunto dalla comunità internazionale e dalle nazioni unite, ebbe il momento di maggiore sviluppo.
Tali diritti venivano e vengono definiti umani perché facente parte di alcuni diritti cd. “universali”, spettanti quindi a chiunque, indipendentemente dal paese di nascita o dall’ordinamento locale.

La definizione di questa nuova categoria di crimini fu data per la prima volta nella Carta del Tribunale di Norimberga il cui art. 6c stabiliva: “Sono crimini contro l’umanità: l’assassinio, lo sterminio, la riduzione in schiavitù, la deportazione e altri atti inumani commessi contro popolazioni civili prima o durante la guerra; persecuzioni per motivi politici, razziali, religiosi in applicazione di, o in rapporto con, tutti i reati che rientrano nella giurisdizione del Tribunale, che costituiscano o meno una violazione della legislazione nazionale del paese in cui sono stati perpetrati.”

Quelli che troviamo nel film “Vincitori e Vinti” sono gli stessi crimini contro l’umanità che furono contestati a Norimberga nel celebre processo contro i gerarchi nazisti e si distinguono dai crimini di guerra; tuttavia solo nel 1998, con lo Statuto di Roma, si istituì la Corte penale internazionale, con competenza in materia di crimini contro l’umanità, crimini di guerra e di aggressione.

Dal punto di vista tecnico, il dibattito ha avuto luogo intorno al fatto che il soggetto passivo potesse essere così indeterminato e diffuso come “l’umanità”; ma la cosa che bisogna tenere presente quando si discorre di diritto internazionale è che esso è di natura pattizia, ossia concordato tra diversi popoli, nazioni e comunità, lasciando quindi il campo del tecnicismo per invadere quello della politica e del compromesso.
Il Diritto necessita della effettività per esistere, ossia che esso venga rispettato e fatto rispettare; se ciò è agevole nei singoli stati attraverso l’uso della forza pubblica, diventa molto più difficile sul piano internazionale, dove solo una guerra può obbligare alcuni stati a rispettare il diritto internazionale (con evidenti paradossi di usare un crimine per punire un crimine) tale che , come evidente, anche l’impostazione del diritto internazionale finisce per essere molto di principi e basato su accordi socio-politici.

Nel corso della storia, i crimini contro l’umanità sono stati capo di imputazione per i gerarchi nazisti, Stalin, Mao, il presidente serbo Milosevic, Saddam Hussein ed altri capi di stato africani.

Tra questi reati troviamo il genocidio, la pulizia etnica, lo sterminio di massa, la deportazione, la tortura, lo schiavismo e la sparizione forzata, ma anche la devastazione su larga scale di beni ambientali, considerati beni dell’intera umanità, quali distruzione di flora e fauna.

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